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Fotografia come strumento di comunicazione

Ho sempre considerato la fotografia come uno strumento di comunicazione. La comunicazione è fondamentale per creare scambi. Si scambia comunicando. Ogni cosa che facciamo nel mondo è intesa a comunicare, perché dobbiamo produrre e per produrre dobbiamo scambiare. Gli scambi portano ricchezza a livello spirituale e economico.

La fotografia diventa arte quando l’efficacia comunicativa a livello razionale e inconscio è ai massimi livelli, cioè riesce a suscitare sensazioni o a far recepire un messaggio in modo molto forte da indurre lo spettatore ad una reazione positiva, sia questa una scelta, un sentimento, un desiderio, o semplice ammirazione.

Mi rifiuto, per presa di posizione, di considerare arte ogni tipo di forma di comunicazione, benché eccellente, creata per causare sensazioni e reazioni negative. Per me, arte è “bello”.

Con l’avvento del digitale c’è stata una vera e propria invasione di “fotografi” che altro non sono che appassionati possessori di attrezzatura fotografica. La fotografia digitale non ha facilitato le cose, le ha rese molto più difficili. Se vogliamo misurare i veri fotografi, facciamolo osservando le capacità comunicative, che significa, ripeto, raggiungimento della parte razionale e di quella inconscia.

Considerando che l’80% delle nostre scelte e azioni sono guidate dall’inconscio, allora è facile capire quanto sia importante riuscire ad arrivare efficacemente all’inconscio degli individui target (audience). Le scienza della comunicazione sono materie che hanno a che fare più con alcune regole universali, che con la logica, questa molto più sfruttata nelle tecniche di retorica. Henri-Irénée Marrou, uno storico francese, definì la retorica come “il minimo comune denominatore della società occidentale moderna”. Allo stesso modo mi sento di dire che alcune regole universali, materie di studio delle scienze della comunicazione, potrebbero essere considerate come il minimo comune denominatore delle arti visive e quindi anche della fotografia.

Ci sono aspetti della fotografia che vanno conosciuti, su cui si deve essere preparati e competenti, sulla base dei quali poi costruire la competenza in fotografia. Questi aspetti sono le regole degli equilibri e della luce.

Al mondo d’oggi è molto più difficile emergere di quanto lo fosse fino a prima dell’avvento del digitale. La conoscenza delle tecnologie digitali sono fondamentali per poter raggiungere un livello adeguatamente elevato da potersi considerare un professionista della fotografia, ma una cosa su tutte, la più importante secondo me, che è innata e che non la si può insegnare, è il gusto. Per fare belle foto ci vuole prima di tutto, molto gusto. Ogni tecnica fotografica e qualunque tipo di strumentazione è nulla senza buon gusto. Le belle fotografie sono quelle che ti fermi ad ammirare, oppure quelle che ti entrano dentro (nell’inconscio) anche se ci posi gli occhi per un decimo di secondo. Questo dev’essere l’obiettivo di ogni aspirante fotografo, commerciale o artista che voglia diventare.

Chi pensa alla fotografia come professione, deve essere consapevole del fatto che per poter davvero far soldi come fotografo, devi essere eccellente. Gli eccellenti fanno tanti soldi, tutti gli altri sono hobbisti che, prima o poi, mollano per qualcos’altro. Il mio suggerimento è quello di avvicinarsi alla fotografia come passaggio verso l’eccellenza comunicativa, perché questa è alla base del successo al mondo d’oggi. Senza voler aprire una parentesi imprenditoriale, mi limito a dire che si attraggono risorse e capitali comunicando, non inseguendo, non cacciando.

Gli allievi dei miei corsi sono individui con eccellenti doti intellettuali, con un anima bella, sensibile, sana e creativa. Individui capaci di comunicare, di spiegarsi, di immaginare, di creare… ma più di tutto, individui con molto gusto. Questi impareranno che fotografare è come cucinare o come fare l’amore. Nessuno può insegnartelo, si può solo apprendere, partendo da cose che con le tecniche hanno poco o niente a che fare.

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